
Alimentazione del maiale grigio
L’alimentazione del Péllgrìsa consiste esclusivamente in prodotti
offerti dall’ambiente naturale in cui l’animale vive.
Il Péllgrìsa viene infatti allevato per lo più allo stato brado e semibrado, muovendosi in spazi aperti e incolti. Si nutre di alimenti del
territorio quando al culmine della maturazione cadono dagli alberi o
quando i loro profumi affiorano dalla terra: castagne, ghiande, erbe
selvatiche, radici e tuberi.
I prodotti naturali di cui si ciba non sono geneticamente modificati
e provengono da terreni che escludono l’utilizzo di pesticidi, insetticidi, antiparassitari, anticrittogamici, diserbanti e concimi chimici.
L’aria del luogo di produzione e stagionatura è assolutamente pura,
protetta per molti chilometri dai boschi secolari e dalle montagne.
Sono rigorosamente banditi gli antibiotici e qualsiasi altro tipo di
medicinale: nei rari casi di cura, per gli animali sono utilizzate terapie omeopatiche ed ozonoterapiche.

Questi animali godono di un
sistema di allevamento unico, un’alimentazione naturale, un microclima perfetto ed un processo di crescita molto lento.
Questo tipo di alimentazione permette alla materia grassa di infiltrarsi profondamente nella finissima tessitura delle carni, aumentandone la morbidezza e la sapidità.
Noi seguiamo costantemente gli animali e regolarmente analizziamo
tutta la filiera alimentare: l’acqua, gli alimenti ed il benessere della
vita dei maiali.
Come per il vino, le annate sono importanti.

La natura è sovrana, pertanto non sempre durante l’anno piove o
splende il sole al momento giusto per la produzione degli alimenti
utilizzati. La quantità delle ghiande prodotta dalle querce non è
sempre la stessa e così per le castagne, le erbe selvatiche, i tuberi.
Tutti gli alimenti devono essere raccolti, essiccati e conservati in magazzino.

La maturazione dei prodotti che concorrono al finissaggio dei maiali
inizia a luglio per le erbe e dal mese di settembre in poi cadono a terra
le prime ghiande, le castagne, le mele e le pere selvatiche, le bacche del
biancospino, del corniolo, del prugnolo, del nespolo, del sambuco e
della rosa canina. Per l’integrazione alimentare si utilizzano tre tipi
di ghiande, diverse tra loro per spessore della buccia, dolcezza della
polpa e tempi di maturazione; per lo stesso motivo vengono selezionati due tipi diversi di castagne.
In giornate molto soleggiate e nella fase di luna calante si tagliano
le erbe selvatiche e quelle domestiche; l’operazione è eseguita durante
il pomeriggio, quando la fotosintesi clorofilliana è al culmine della
sua attività, così che le proteine e i minerali rimangano nelle foglie.
Gli alimenti sono essiccati tramite un sistema di ventilazione a freddo, al fine di mantenere inalterato il loro patrimonio organolettico e
tutte le sostanze nutritive.
Alla razione alimentare degli animali, durante il finissaggio, viene
aggiunto un insieme di essenze molto esclusive come olio essenziale di chinotto, zafferano, timo, olio di nocciolo, quattro tipi diversi
di luppolo, bacche di ginepro, caffè etiope, pasta di tartufo bianco,
funghi secchi, radice di liquirizia ed altro ancora. La quantità delle
essenze è calibrata con grande precisione affinché nessuna di esse
prevalga nel sapore della carne. Questo equilibrio di aromi così perfetto si traduce, alla fine, in un’ineccepibile armonia che regala al
degustatore più sofisticato emozioni irripetibili al palato. Inoltre in
questo ultimo periodo di ingrasso, certi alimenti come le carrube, il
riso, il miglio, il sorgo e l’amaranto vengono cotti a bassa temperatura, lasciati fermentare per un breve periodo, di nuovo riscaldati
e poi dati in pasto agli animali. Questa aggiunta alimentare calda
aiuta i suini, durante i mesi invernali, a non consumare energie per
difendersi dalle basse temperature.